Identità e progetti

…là dove i popoli prendono
coscienza della loro originalità,
possono giustamente studiare la loro
cultura da sé, cioè dall’interno.

C. Lévi-Strauss

Il Museo Etnografico ha il compito di raccogliere, conservare e valorizzare le testimonianze demo – etno – antropologiche del territorio che rappresenta creando un centro di cultura e di ricerca.

Il Museo degli Usi e Costumi della Gente di Romagna vuol infatti definirsi innanzitutto come momento vivo per la ricerca e la conoscenza della cultura di un popolo e ha come interesse principale quello di cogliere i vari aspetti che formano le tradizioni popolari (simbolismo, socialità, lavoro, ritualità arte) di quell’area denominata Romagna meridionale.

Le sue finalità sono quindi di raccogliere, ordinare e studiare i materiali che si riferiscono alla storia, all’economia, ai dialetti, al folklore, ai costumi ed usi in senso lato della gente romagnola; promuovere e pubblicare studi e ricerche a carattere demo – antropologico, legate in special modo all’esperienza materiale, cercando il dialogo con le scuole e la collaborazione degli istituti universitari; e infine promuovere la diffusione e la conoscenza degli usi, costumi e tecnologie attraverso iniziative congressuali, corsi e laboratori.

Comunicare idee

Il Museo di reperti e testimonianze ha il compito non solo di esporre accuratamente degli oggetti e delle immagini, ma prevalentemente di comunicare delle idee. Un museo di idee consiste in un’esposizione che illustra una serie di realtà, di relazioni, di interrogativi, di problemi scientifici risolti e non risolti. In tale esposizione l’oggetto diviene lo strumento di dimostrazione dell’idea, perde parte della sua individualità e si inserisce nella complessa costruzione della cultura di un popolo. Per tale motivo il museo, presentando le testimonianze tradizionali nella complessità dei loro rapporti con l’universo culturale, espone i caratteri simbolici e rituali insiti nelle diverse manifestazioni umane (quotidianità, lavoro, festa, ecc.).

Quando un museo è produttivo?
Quando riesce a esporre raccolte?
Quando addotta corrette prassi di conservazione?
Quando fa “parlare” le opere e le testimonianze che conserva?

Certamente in ognuno di questi aspetti risiede un tassello dell’efficacia del museo, e ancora nella sua azione didattica [le tre azioni] e scientifica, nella ricerca, nelle produzioni, ecc. L’analisi particolareggiata di ogni singolo aspetto del valore culturale dell’impresa museale ci porterebbe lontano per scoprire, forse, alla fine, che è nella complessità del suo approccio con la realtà e la cultura il valore della sua presenza e della sua produttività, ma quale produttività?

Per l’esperienza del Museo etnografico di Santarcangelo questa è da individuarsi in larga parte nel raggiungimento di quegli obiettivi che nella dimensione della socialità rintracciano gli spazi per un’azione museale finalizzata alla partecipazione del museo allo sviluppo della comunità locale.

Ma se un museo di idee consiste in un Sistema che illustra una serie di realtà, di relazioni, di interrogativi, di problemi risolti e non risolti, la sostanza del suo approccio non può prescindere dal suo pubblico. Un pubblico i cui lineamenti possono essere quelli indefiniti del visitatore desiderato o occasionale e quello chiaramente delineato della comunità locale, realtà, quest’ultima, per la quale il museo può offrire occasioni di incontro e confronto capaci di produrre vicinanze.

Il riferimento più vicino a tale modello d’approccio può essere quello di un museo che pone al centro della propria azione sia l’uomo produttore/creatore delle testimonianze che è chiamato a raccogliere, conservare e valorizzare, che quello, ancora capace di una propria autonomia dialogica, critica e partecipativa disponibile all’incontro e al confronto.

il MET ha scelto l’indirizzo d’investimento di risorse ed energie, il dialogo con il proprio territorio, o forse più propriamente la ricerca di occasioni e linguaggi per un dialogo possibile con le socialità che quel territorio esprime.

L’operatività che ne consegue si dispone via via in una rete relazionale dei rapporti basata su di un concetto di risorsa e uno di produttività che individua rispettivamente nella prima le potenzialità della comunità per le quali il museo può operare occasioni di incontro e nella seconda la sua capacità di organizzare un’offerta in termini di promozione d’interventi mirati nel campo della socialità.

Ci si trova quindi di fronte ad un “campo di risorse” e ad uno “spazio” d’intervento che individua nella dimensione della restituzione culturale il valore della sua operatività. Restituzione in termini di partecipazione attiva, in investimento, alla cultura e alla crescita del luogo in cui il museo risiede per porsi, fedele alla sua natura tematica e museale, come polo d’interesse sociale stimolo di riflessioni sulla qualità della vita, per presentarsi non come mera esposizione di “cose”, ma centro propulsivo di iniziative mirate alla formazione e dialogo anche nel sostegno di ambiti di riflessione sulle questioni dell’identità, della diversità e della appartenenza.

Il primo risultato di tali impegni è individuabile nella creazione di quella rete di relazioni che oltre ad avvicinare il museo alla città tenda arricchirlo di un pubblico che senta restituito in valore d’iniziative a carattere sociale e culturale l’investimento di risorse umane e finanziarie.

Gli investimenti sociali del museo quelli relativi alla ricaduta sui cittadini e sul pubblico in generale, della sua operatività, potrebbe essere immediatamente valutabile in termini di servizio reso all’interesse collettivo non solo sul lungo periodo, quello dell’intervento educativo e culturale in genere, ma su quello medio e breve delle necessità contingenti dell’azione culturale.

Il MET è un museo aperto, consapevole della propria autonomia scientifica, ma disponibile a un incontro con il pubblico e la città sentendo in esso il valore della propria presenza.

Se nel museo si conservano le schegge dell’espressione di una storia e di una cultura è su tali schegge che il museo etnografico si sente impegnato nel compito di quella restituzione che non è di cose ma di ambiti nei quali l’occasione culturale e sociale sia quella della riflessione e dell’incontro.

Sede

Il Macello di Via Montevecchi, sede del Museo Etnografico, considerato oggi un importante monumento di archeologia industriale, venne edificato negli anni Trenta del secolo scorso, in pieno regime fascista.

L’attività di macellazione all’interno dell’edificio, nonostante le vicende del secondo conflitto mondiale e le particolari emergenze sanitarie , proseguì fino agli anni Settanta, quando venne decisa la sua chiusura.

Nel 1974 il Consiglio Comunale delibera la destinazione dei locali dell’ex macello comunale a sede del Museo Etnografico.

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