FILOSOFIA PRECARIA di Giorgio Stamboulis

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Alla Baldini…ascoltare, conoscere, curiosare

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Giovedì 1 giugno, ore 21

Presentazione del volume

Filosofia precaria  (ed. Il Vicolo)
di Giorgio Stamboulis

Testi di: Giorgio Stamboulis
Illustrato con opere di Marisa Zattini
Prefazione di: Luisa Simonutti
Premessa di: Giorgio Stamboulis

Contenuti: «[…] L’autore di Filosofia precaria ci conduce, attraverso i cambiamenti
sociali e antropologici e attraverso le responsabilità culturali individuali, di fronte al
possibile naufragio del filosofo, alla sua probabile resa davanti al suo compito primario
che deve essere quello della ricerca del vero. Enunciando i passi necessari di questo
percorso disseminato di molte domande ma anche di numerose risposte egli argomenta
la sua indagine condotta con metodo coerente e attraverso lo strumento rischiarante della
ragione e di una mente scevra da auctoritas.
Nonostante, e anzi, proprio in risposta alla premessa che pone sul banco d’accusa la
filosofia e i filosofi contemporanei mettendone a nudo l’“incapacità di dire qualcosa di
importante
”, Stamboulis, criticandola, rivendica alla filosofia, proprio nella società
d’oggi, il compito di offrire risposte alternative alla frantumazione dell’individuo e delle
conoscenze; rivendica alla filosofia il destino di essere la modalità di pensiero principe
in grado di consegnare una inequivoca distinzione tra mezzi e fini, di saper cogliere le
relazioni e le complessità del pensiero e della società penetrando oltre la sua forma
globalizzata che sembra confondere tutto nella semplificazione fintamente egualitaria,
in realtà distruttiva, di ogni sforzo critico.
Esercitare le capacità critiche, porre interrogativi scevri da retoriche baluginanti, guardare
con audacia oltre lo sciame in cui siamo immersi sono alcuni dei compiti che l’autore
assegna al sapere filosofico, al “dover essere intellettuale” dell’individuo.
Ma in questo panorama e davanti alla necessità di “ricomporre criticamente il sapere”
quale deve essere il ruolo del filosofo che vuole superare le proprie inadeguatezze e il
puro perimetro accademico? Non osservare compiaciuto la propria erudizione ma dar
corpo all’auspicio dantesco di essere strumento di una conoscenza collettiva «come quei
che va di notte, che porta il lume dietro e sé non giova, ma dopo sé fa le persone dotte
».
[…] Stamboulis riporta al centro della nostra attenzione la narrazione come memoria,
interpretazione, elaborazione, ribandendo la distanza critica del filosofo dalla attuale
predilezione statistica alla accumulazione di dati che, solo illusoriamente possiamo
immaginare, siano in grado di trasformarsi in conoscenza.[…]»

Per informazioni

IL VICOLO – Sezione Arte
arte@ilvicolo.com
https://goo.gl/xmRGCq

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