Sciami. Leonardo Blanco, Matteo Lucca

Leonardo Blanco si è accostato al patrimonio del Musas attraverso un complesso sistema installativo composto da totem realizzati con legni di reimpiego, che diventano ponti di collegamento, appendici di continuità tra la vita sospesa del presente con la vita passata. Dal loro interno scaturiscono forme libere e aggettanti, dall’articolazione scalena e mossa, la cui superficie composita traluce di particelle metalliche, quasi tessere musive accostate.
Come da alberi cavi una forza segreta dalla carica vitalistica fuoriesce dall’ombra, dal cuore di un favo segreto.

Se Blanco ha espresso la capacità di abbracciare i territori dell’aniconicità in un sorvegliato rapporto tra spazio e forme, tra sfondo e superfici e salda l’heritage del Museo come continuità vitale attraverso il sentire e l’agire contemporaneo, Matteo Lucca fruga dentro la materia viva e organica di elementi duttili come argilla e pasta lievitata, ne elabora le forme, le trasforma in una umanità dolente dai volti composti, come un racconto antico che custodisce memorie e peripezie. Offrirà l’occasione per una riflessione sul destino e la fragilità, sulla consumazione del corpo come mistero e come atto partecipativo e dono, svolto attraverso azioni perfomative reali. Al di là delle briciole, come pane che si dà e offre vita.

Per Matteo Lucca, scultore (Forlì, 1980) il pane è l’elemento base del suo plastificare, medium infinitamente versatile del suo fare artistico. All’interno di stampi di terracotta, spesso calchi autoritratti dello stesso artista, prendono vita sculture a grandezza naturale, dove l’abilità di Lucca entra in relazione con l’imprevedibilità dei risultati offerti dal processo di lievitazione e di cottura degli impasti che, di volta in volta, trasformano la materia, tra fedeltà al modellato e metamorfosi forgiate dal fuoco, in apparizioni solennemente fragili e potenti. Un azzardo nel corpo delle forme, incrinate nella integrità, cosparse di cretti e fenditure annidate all’interno, un eterno sospeso, testimonianza della caducità, attraverso un materiale che è cibo e segno.

Lucca mette in campo una epicità virtuosamente chimica, fatta di combustione e di impasti vitali che diventano corpi e forme dalla superficie tattile, traslucida, dalla mollezza fragrante e aziona un rapporto simbolico con lo spazio circostante. Con una plasticità che si fa dinamica, vagamente barocca, come i tormenti dei santi martiri che attendono redenzione, figure di uomini e di donne, seriali e ieratici in una fissità fuori dal tempo, dispiegano paradossalmente una energia convulsa, tra la monumentalità dei loro corpi arsi e anneriti dal fuoco e la possibilità della loro consumazione, espressione di offerta e condivisione. Un convivio simbolico, che allude alla vita risorgente e che appaga desideri di conoscenza.

Bio

Leonardo Blanco (1968) sammarinese, nato a Santarcangelo di Romagna, artista multiforme (pittura, scultura, installazioni) e figura emergente già dagli anni ’90 ha tenuto numerose mostre a S. Marino, in Italia, in Belgio e ha partecipato a esposizioni collettive a Londra, Los Angeles, Istanbul, Pechino ( 2^ Biennale d’Arte, 2005) e Venezia (nel 2007 Open 10 e nel 2009 alla 53^ Biennale d’arte). Tra le mostre, Open end al Monte di Pietà di Santarcangelo (2009), Without a Casa Moretti di Cesenatico (2014), ultima in ordine di tempo la monografica Vasi Comunicanti all’Augeo Art Space di Rimini. Artefice di una pittura alchemica, per quel suo carattere di postulare processi di trasformazione, per le sue sovrapposizioni di materia affiorante e colore residuale che emerge e si muove in una danza continua sulla superficie di tavole e lamiere, Blanco ha progettato anche grandi sculture come Diversi/Uguali (2008, Borgo Maggiore, RSM).

Matteo Lucca nato a Forlì nel 1980. 
Laureato presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna.
2004 presente al Premio Campigna 47° edizione, overture numero 0, Santa Sofia (FC). nello stesso anno vince il 1°premio al concorso la vita intesa come rinascita, indetto dall’A.U.S.L. di Ferrara. Realizza un opera in bronzo dal titolo Autoforia, collocata nel parco dell’ospedale di Bondeno (FE).
2005 selezionato per “Gemine:Muse” di Forlì.
2007 realizza il complesso scultoreo dedicato ai donatori si sangue dell’A.V.I.S. intitolato Testimoni dell’impronta, collocato presso l’Ospedale Pierantoni Forlì.
Successivamente presente ad “Art-Verona” con la Galleria Forni di Bologna con la quale espone anche a Arte-fiera” Bologna e Biennale di Roncaglia, San Felice sul Panaro.
2009 partecipa alla esposizione internazionale di installazione e scultura OPEN12, a cura di Massimo Pulini, nell’isola di San Servolo di Venezia
.
2012 Mostra personale Seconda Pelle, a cura di Elisa Leonini, presso la Manifattura delle Marinate di Comacchio (FE).
2013 curatore e ideatore della rassegna d’arte contemporanea Qui-Altrove per il comune di Portico di Romagna (FC). Nello stesso anno, mostra d’arte collettiva Repas frugal a cura di Marco Servadei Morgagni e Elena Hamerski.
2014 mostra personale Kusali, a cura di Oscar Dominguez, presso lo Studio 7b, Faenza.
2015 in vitato dall’associazione culturale Spazi Indecisi a partecipare al progetto DO.VE. a cura di Patrizia Giambi. segue la partecipazione all’evento nell’arena delle balle di paglia a Cotignola organizzato dall’associazione culturale Priumla con la direzione artistica di Oscar Dominguez. 
mostra “Spezzare il pane della scienza”, Auditorium Molinella (BO).
Presente nelle fiere d’arte contemporanea con la Galleria Stefano Forni di Bologna. 

Attualmente vive e lavora a Forlì.

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